Piccola introduzione alla scatola che fa suonare le nostre chitarre
Tutti gli amplificatori sono costruiti con tre parti: il preamplificatore (che crea il suono proveniente dalla chitarra), il finale di potenza (che dà la potenza e il volume necessario a far funzionare la cassa), la cassa in cui sta un cono passivo da 12’, 10’, 8’.
Agli inizi i chitarristi usavano piccoli amplificatori combinati all-in-one (I cosiddetti combo), poi apparvero le testate Marshall con casse a 4 coni staccate (I cosiddetti stack), e infine durante gli anni 80 si diffusero sistemi composti da preamplificatori + finale di potenza + casse (i cosiddetti ‘sistemi a rack’). Oggi tutto l’apparato analogico viene simulato con dispositivi digitali molto performanti e pratici (multieffetti, software, simulatori vari).
Un Fender Tweed del 1953
Uno dei primi Vox Ac15
Uno dei primi Marshall, il JTM45 ‘Bluesbreaker’
Grosso modo oggi possiamo dividere gli amplificatori in tre gruppi a seconda delle valvole finali che montano nella sezione amplificatrice
- – Marshall (British sound), valvole EL34
- – Fender (American sound), valvole 6L6
- – Vox (British sound n.2), valvole EL84
Tenendo conto dell’evoluzione dei modelli moderni possiamo dire che Marshall storicamente ha un suono distorto difficilmente riducibile ad un pulito, Fender tara le valvole per alzare il di distorsione ottenendo quindi un suono più pulito e che distorce solo a volumi molto alti, mentre Vox… beh, è un misto tra i due (anche se poi i modelli cambiano nel tempo e le precedenti differenze si confondono). Spesso l’amplificatore comprende un effetto di riverbero o tremolo.
Può essere utile paragonare i 3 ampli storici iconici: AC15/4 del 1957, Marshall JTM45, Fender Tweed tutti caratterizzati da più ingressi. Sono gli antenati di altri 3 amplificatori che sono storicamente importantissimi: VoxAc30, Marshall JMP SuperLead 1959 ‘Plexi’; Fender Twin Reverb che vengono realizzati ancora oggi, più o meno simili agli antenati.
Tutti questi amplificatori sono basati su schemi molto molto simili e accoppiati a casse con coni diversi (per intenderci Marshall copiò lo schema del Fender Bassman). Per capire l’evoluzione nella loro costruzione è necessario considerare la storia dell’industria delle valvole, quella dei coni, quella dei trasformatori e l’evoluzione dell’elettronica applicata a questo mondo. Tutti gli amplificatori presenti nei cataloghi odierni sono più o meno simili a questo archetipo, con piccole o grandi variazioni esaltate da leggende, pubblicità, marketing, ed endorsing. MesaBoogie nasce per esempio da una modifica ad un Fender Princeton.
Oggi molto di quello che facevano i vecchi amplificatori viene riprodotto dall’elettronica, anche se l’uso delle valvole non è stato ancora abbandonato, anche se ben simulato da tanti dispositivi forse meno poetici ma più leggeri e pratici. Ma per capire bene il funzionamento di un multieffetti è necessario conoscere bene il funzionamento delle macchine reali.
Per un riflessione sulla storia delle valvole:
http://www.guitarsandco.it/forum2/viewtopic.php?f=7&t=116
I miei amplificatori
VICTORY VC35 THE COPPER
La Victory VC35 The Copper è una testata valvolare per chitarra elettrica da 35 watt con 2 valvole 12AX7, 1 valvola EF184, 4 valvole EL84, (l’ac30 ha 3 valvole 12AX7). Sostanzialmente è un VoxAc30 con un suono meno secco e molti più bassi
Marshall SV20
E’ la versione piccola e moderna della JMP1959
20 watts, valvole: 2 x ecc83. 1x ecc83 (phase splitter). 2x el34 (la plexi 1959 monta 4 el34)
Boogie MarkIV
85 Watts, Simul-ClassTM Power / 4x6L6, 5x12AX7
Mesa nasce da un Fender Princeton moddato, quindi probabilmente il clean si avvicina ad un tipico american clean della Fender
I principali microfoni utilizzati per un amplificatore di chitarra sono:
- – Cardioide dinamico: Shure SM57, Shure SM7 per suoni rock e moderni
- – A nastro (Ribbon): Royer R121 più morbido per suoni vintage
- – Condensatore: Neumann U67, U87