Da qualche tempo ho scelto di allargare i miei orizzonti didattici facendo il profe alle Scuole Secondarie di Primo Grado. Chiamiamole medie, come una volta: termine perfetto e semplice ancorato alla realtà. Medie, cioè dopo le elementari e prima delle superiori. La terminologia vetusta rende bene l’idea didattica. Alle elementari impari le basi: pensa alla scrittura, in corsivo, comprensibile. Oppure pensa alla verbalizzazione dei pensieri, cioè saper esprimere quello che pensi, provi, sai, ad alta voce e senza troppa vergogna. Competenze elementari, appunto. Come la lingua italiana, il che è tutto tranne che scontato.
Ora: se alle medie arrivano plotoni di ragazzi e ragazze che scrivono a malapena in stampatello, con errori evidenti di ortografia, faticando a mettere insieme le parole per esprimere una cosa basilare, e che spesso non sanno parlare correttamente in maniera comprensibile (intendo che durante l’appello non dicono chiaramente nome e cognome, non che non sanno recitare Leopardi), io mi chiedo cosa facciano alle elementari. E non è una accusa agli insegnanti colleghi che pure loro navigano a vista in un mare di pseudoindicazioni didattiche idiote che solo per considerarle tutte ci vuole un mese: è una riflessione, che voglio condividere con tutti gli educatori, genitori compresi.
La riflessione: siamo all’sos generale, all’emergenza. E quando c’è una emergenza bisogna prima di tutto vederla. Poi bisogna reagire, in maniera proporzionata e consona all’emergenza; traducendo il tutto in indicazioni chiare: le competenze elementari richieste dal mondo che ci circonda sono scrivere e parlare per comunicare al meglio. Il resto è fuffa. E non è certo una mia idea che senza le competenze basilari non si può aspirare alle competenze superiori.
Quindi, per favore: basta con le 20.000 proposte di progetti, laboratori, scambi culturali effimeri, olimpiadi, gochi didattici a premi e altre amenità. La situazione ci chiede di concentrarci sull’ABC, di smuovere la terra, non di piantare rose sulla sabbia.